RASSEGNA STAMPA

Matteo non dica a Martina cosa fare. Confrontiamoci in direzione senza risentimenti 

30.04.2018

Intervista rilasciata ad Alessandro Di Matteo, pubblicata su la Stampa 

Francesco Boccia, ha ancora senso fare la direzione Pd dopo le parole di Matteo Renzi? 
«Intanto la direzione è sul confronto, è di questo che dobbiamo discutere. Se poi vogliamo fare una direzione sulle cause della sconfitta dovremmo aprirla e chiuderla dopo 5 giorni e 5 notti. Io andrei per gradi e discuterei se aprire o no al confronto chiesto dal presidente della Repubblica. Siccome il nostro 
non è un partito di proprietà di nessuno, quando sarà terminato il confronto capiremo cosa è giusto fare».

Ma l'ex segretario è stato chiaro: mai un governo Pd-M55 con i miei voti. E ha ricordato che al Senato ne bastano 4 per bloccare un governo del genere. 
«Prima di andare al Senato, andiamo nel partito. Confrontiamoci lì, innanzitutto. Non si fa politica con l'ira o con il risentimento, ma entrando nel merito delle grandi questioni sociali che abbiamo di fronte». 

Deve ammettere che il ragionamento di Renzi ha una sua efficacia: abbiamo perso le elezioni, non possiamo apparire come quelli che vogliono rientrare al governo dalla finestra. 
«E chi entra dalla finestra? Chi ha detto che si debba per forza entrare in un governo? Occuparsi dei problemi degli italiani, senza preoccuparsi delle seggiole, è un'opzione della politica». 

Renzi si è lamentato: io l'unico che si è dimesso e altri vogliono andare a fare il sottosegretario. 
«Non vedo nessuno nel Pd che ha questa volontà, penso sia offensivo dirlo. Si può far partire la legislatura anche non entrando in un governo». 


Cioè dando un appoggio esterno? 
«No, il Pd dovrebbe imparare a entrare nel merito di questioni che riguardano l'interesse collettivo. In passato è stato fatto l'errore di ritenere che le cose che decidevamo fossero il verbo per tutti. Se uno non prende atto che è questo che ci ha portato alla sconfitta...». 

Per Renzi la sconfitta è colpa degli attacchi arrivati dallo stesso Pd. 
«Ho imparato che quando qualcuno fa qualcosa di buono, il popolo capisce. Quando il popolo non capisce è colpa di chi non si è fatto capire. Comunque, dice che si è dimesso da tutto. Ma mi pare che abbia fatto un'intervista di uno che pensa di non essersi dimesso da nulla. Invece abbiamo un ottimo presidente del Consiglio, che è Gentiloni, e un segretario reggente, Martina, che sta facendo bene. Aiutiamoli, anziché dirgli cosa devono fare. Io voglio bene a Renzi e vorrei tornasse a dare una mano al Pd. Gli chiedo di ritrovare il sorriso di 5-6 anni fa». 

Ma cosa pensa del suo rilancio: vediamo cosa fanno Lega-M55, se non riescono si valuti un governo per fare le riforme? 
«Non condivido chi dice: "Vediamo cosa fanno loro". Un governo Lega-M55 per me sarebbe negativo per il Paese. Ma condivido - e su questo si può lavorare bene insieme - la necessità di provare ad aprire anche un terreno comune sulle riforme. Su quello ha ragione e deve insistere. Magari con meno ira e con più serenità». 

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