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Sul Sud troppe parole. Serve coesione nazionale e piano straordinario infrastrutture e università

14.07.2017

“L'aggancio vero, duraturo e robusto all'Europa si fa come negli anni cinquanta e sessanta, con un vero tentativo di coesione nazionale. L'esperienza di Pastore e Pescatore ci induce a riflettere su quanto abbiamo fatto. I tanti Governi che si sono succeduti negli ultimi vent'anni hanno fatto alcune cose. In alcuni casi anche utili, in altre ridondanti e, spesso, morte dopo gli annunci. Nel complesso non si può dire che di Sud non si parla, si potrebbe dire che si tende a parlar troppo. Nel decennio 1958-1968 oggetto di quella grande trasformazione infrastrutturale, rurale e culturale che analizziamo oggi, tutto il Paese riteneva che il Mezzogiorno fosse la priorità. E non solo per i problemi di allora come analfabetismo, mafia e arretratezza delle aree interne, perché anche al nord c'era la consapevolezza che il Paese sarebbe cresciuto solo se a crescere fosse stato il Sud.

Oggi questa tensione non c'è. Nel provvedimento appena varato dal Governo sulla programmazione pluriennale fino al 2032 abbiamo preteso che nel parere della Commissione Bilancio ci fosse il vincolo di destinazione delle risorse destinate al Sud. Oggi però è necessario avere anche i dettagli di dove andranno quei 19 miliardi su 46 in 13 anni per le infrastrutture e soprattutto è necessario aumentare le risorse per la ricerca limitate a 1,4 miliardi su 46.

Il Sud ha nel motore giovani digitali brillanti e atenei, a partire dal Politecnico di Bari, che possono giocarsi qualsiasi partita in giro per il mondo, ma questa consapevolezza deve diventare patrimonio collettivo”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, oggi a Bari per la presentazione del libro ‘Non fu un miracolo’, occasione per ricordare la figura di Enzo Binetti.

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