SPORT

Bisceglie e Bari rispetteranno le regole del campo

20.07.2018

Alla fine lo sport vince sempre. Nonostante le ingerenze degli uomini attraverso l'esercizio sbagliato del potere, nonostante la tentazione della supremazia del business e l'accondiscendenza dei palazzi, le vecchie regole dello sport prevalgono perché sono sempre la sintesi di cuore, passione e merito.

Sono nato a Bisceglie e come tutti i biscegliesi sono orgoglioso di esserlo. Come ogni biscegliese che ama il calcio ho sulla pelle quella maglia che è un mix di ricordi dell'infanzia, senso di appartenenza, odori del Gustavo Ventura e emozioni che solo il calcio dilettantistico sa trasmettere. Quando da ragazzo ho indossato quella maglia, la sensazione era quella di chi aveva ottenuto il massimo dalla vita. Come ogni biscegliese e come la stragrande maggioranza dei pugliesi cresciuti nella vecchia e grande provincia di Bari, il Bari o meglio la Bari era come la nazionale.

Se per i giocatori o i tifosi della squadra locale (Bisceglie, Trani, Molfetta e tutte le altre) la pelle era nerazzurra, stellata o biancazzurra, la maglia che metteva tutti d'accordo perché rappresentava l'orgoglio di una regione intera era quella biancorossa! Siamo tutti cresciuti così, con quella passione che solo i bambini sanno vivere e sentire e grazie alla magia dello sport più bello del mondo, quel modo di concepire il calcio ti resta dentro per sempre, anche quando si è anziani. Per questo ci infervoriamo nelle discussioni, esultiamo come matti per un goal, ci abbracciamo per una vittoria o diventiamo tristi per una sconfitta. Alla fine però tutto rientra in quel mosaico straordinario che ci fa dire sempre: in campo non si può barare, emergono i valori. Alla lunga le vittorie e le sconfitte hanno sempre una loro logica.

Per queste e tante altre ragioni, la proposta shock di trasformare il Bisceglie nel Bari ha mandato in tilt tutti. In un colpo solo e con una logica che non c'entra nulla con le regole dello sport si è pensato di evitare una sconfitta dolorosa per tutti noi pugliesi, come il fallimento del Bari, con la cancellazione del principale valore su cui si fonda lo sport e il calcio: il merito.

L'errore di valutazione del Presidente del Bisceglie, Nicola Canonico, è stato clamoroso. Forse per eccesso di passione per il Bari e convinto di aver dato tanto al Bisceglie ha ritenuto di poter trasformare una squadra nell'altra. Ma le squadre di calcio non sono dei prodotti. Ogni squadra è la storia fatta da persone con le loro vite. Quelle dei calciatori, degli allenatori e dei presidenti ma ancor di più quelle dei tifosi, di chi c'è e di chi non c'è più. La storia di migliaia di persone a Bisceglie come a Bari non si cancella con un tratto di penna nè con un'operazione societaria. Parliamo di due squadre che hanno oltre un secolo di storia. Tanta roba, direbbero i ragazzi della curva nord, troppa per poter essere dimenticata in nome di una categoria in più da far fare al Bari che deve giustamente ripartire. Ma a Bari i tifosi sono cresciuti a pane, pallone e merito e sanno più di chiunque altro che quando si perde ci si rialza in campo e si torna a vincere in campo. Il Bari ripartirà dalla D e tornerà un giorno in A, perché quello è il posto che merita la città e quella storia straordinaria.

Il Bisceglie, anche grazie a Nicola Canonico, vive la favola della Lega Pro che io ho sempre continuato a chiamare Serie C. La vive oggi perché c'è stato un mix straordinario tra città, tifosi e una società sana, cosa non semplice e non scontata in un tempo in cui sono scomparse tante squadre storiche.

Ma questa Lega Pro che il Sindaco Angarano ha difeso con fermezza scrivendo immediatamente alla Figc è anche l'approdo di decenni di sacrifici, soldi, sudore, sangue, chilometri percorsi e vite sacrificate. Dovrei citarne tantissimi ma vado a memoria e mi scuso con i tanti che non cito, tra loro Marino Monterisi, Lucio Palazzo, Pasquale Musci, Carlo Ferrante e centinaia di dirigenti che hanno lavorato nell'ombra. Per non parlare dei biscegliesi che con orgoglio hanno indossato la maglia da Spina e Di Corrado ad Aldo Papagni, Renzo Ferrante, Pinuccio Grosso e per le ultime generazioni cito Raffaele Simone su tutti e decine di biscegliesi per i quali la squadra è storia, orgoglio e passione.

Sono sicuro che la Federazione garantirà al Sindaco di Bisceglie il rispetto delle regole e dei principi che regolano il calcio e lo sport. Bari partirà dalla D con l'orgoglio dei baresi, che è quello di tutti i pugliesi, e il Bisceglie continuerà il suo cammino sportivo in C. Poi, come sempre, sarà solo il campo a dirci se meritiamo di restarci o meno. Spero che il cammino possa continuare con lo stesso Presidente Canonico, nonostante tutto. Se non dovesse accadere, la città ringrazierà e guarderà avanti così come ha sempre fatto dal 1913 a oggi. Personalmente farò tutto quello che è nelle mie possibilità per difendere la storia del Bisceglie e la città.

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