RASSEGNA STAMPA

Democrazia in emergenza? No, ma da Minniti splendido lavoro. Sì ai patti in Libia

01.09.2017

Intervista rilasciata ad Alessandro Trocino, pubblicata sul Corriere della sera 

ROMA « Non penso che ci sia un problema di tenuta democratica. Detto questo, Marco Minniti è un eccellente ministro dell' Interno e sta facendo uno splendido lavoro». Francesco Boccia, esponente di Fronte democratico, minoranza Pd, non rinuncia a ragionare («ormai lo fanno in pochi, si va per slogan»), ma chiede una visione comune nel partito, invitando a ripartire da Romano Prodi, «che non si è mai stancato di cercare l' unità del centrosinistra.

L'immigrazione, però, divide. E l'allarme di Minniti non è piaciuto al ministro Andrea Orlando.
«Non c'è un'emergenza democratica: se ci fosse stata non sarebbe scomparsa ora all' improvviso. Ed è giusto l'appello del ministro della Giustizia. Ma sia Minniti sia Orlando sono figli dello stesso partito, dello stesso Ulivo, e non posso pensare che ci siano due modi diversi di concepire le strategie sull' immigrazione».

Minniti sta facendo bene dunque? Giusti gli accordi con la Libia?
«Certo, siamo tutti d' accordo su questo. Il passaggio successivo è: stiamo con papa Francesco o con Salvini?».

Con il primo, si immagina. Però poi si sentono frasi come «aiutiamoli a casa loro».
«E infatti quella frase è sbagliata. Lasciamola a Salvini, che dice cose peggiori della destra xenofoba. Peggio di lui solo i 5 Stelle».

L'Italia politica sembra essersi stancata di salvare vite.
«Quando uno ha bisogno di aiuto, lo aiuti e basta. Il nodo è che l' Italia si trova in queste condizioni perché i migranti li abbiamo salvati solo noi e li abbiamo pianti solo noi. Mentre i nostri amici francesi e tedeschi pensavano ad altro. Si tratta di capire se l'Europa accetterà di condividere il carico che si è assunto l' Italia».

E l'integrazione?
«Quando nasceva l'Ulivo, Bari è stata invasa dagli albanesi e non so quanti ne abbiamo accolti. Ora mi guardo attorno e vedo atleti nell'esercito italiano nati in Albania, ricercatori, imprenditori, tutte persone che erano su quelle barche. Quindi modelli di integrazione ne abbiamo».

Fare accordi con i libici vuol dire anche trattare con gruppi poco limpidi e far finta di non vedere le violazioni dei diritti umani.

«Ma è da ipocriti pensare che non si debbano fare accordi con chi ha la responsabilità politica».

E il Pd? Come si torna al lavoro in Aula?
«Gli italiani si aspettano dal Pd, in quest'ultimo quadrimestre, responsabilità e una visione comune».

Non pare, per ora. Guardiamo la Sicilia.
«Ecco, se Crocetta dovesse ripresentarsi, andremmo incontro a una débâcle senza precedenti, arrivando terzi o quarti. Lui ci ha chiesto le primarie e noi non gliele stiamo dando: è un errore. Presentarsi con due candidati significa suicidarsi».

Il problema delle alleanze è anche nazionale.
«Il Pd dell'autosufficienza, sul modello 5 Stelle, non può andare al governo. Bisogna unire il Pd e il centrosinistra».

Anche con Articolo 1?
«Certo. Ovviamente loro non possono pensare di porre delle condizioni e sbagliano a candidare Claudio Fava in Sicilia. Ma o riuniamo il campo progressista o passiamo alla storia come quelli che hanno distrutto il centrosinistra».

E come si fa?
«Prodi è l'esempio da cui ripartire. Renzi, dopo le intuizioni vincenti del 2014 e gli errori successivi, ora è al bivio: tra l'autosufficienza e la costruzione di un campo largo. La prima strada costa meno fatica ma è ad alto rischio. La seconda è faticosa, ma può cambiare in meglio la sinistra e l'Italia».

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