SPORT

Juventini sinceri non come i romanisti

03.09.2015

Intervista pubblicata su Il Tempo 

Non indietreggia di un millimetro Francesco Boccia, deputato del Pd ma, soprattutto, presidente dello Juventus Club Montecitorio. È stato eletto dai colleghi all' unanimità, a dimostrazione della sua passione calcistica, che travalica, ovviamente, le divergenze politiche.

«Il Paese ha problemi più seri - esordisce il parlamentare E poi il calcio consente qualsiasi sfottò». Vorrebbe quasi chiuderla qui, ma non si sottrae.

Non è stato uno sfottò, quello di Esposito. L' assessore ha cantato Roma (bip) alla radio...
«Non mi pare che ci sia stata la rivolta quando Salvini, citando un coro da stadio dei milanisti, diceva che i napoletani hanno quella malattia che non ripeto e che devono lavarsi».

D'accordo, ma Salvini non è assessore a Napoli. Mentre Esposito lo è a Roma.
«Esposito è stato sincero. Ha detto quello che cantava quando andava allo stadio. Domenica scorsa io non ero all' Olimpico ma immagino che molti benpensanti ne avranno dette tante senza vergogna».

Dunque non ha colpe l'assessore Esposito?
«Stefano è caduto in una trappola giornalistica ma doveva immaginarlo. Se uno va alla "Zanzara" sa di che cosa si tratta. È stato ingenuo».

Dunque ha fatto bene...
«Noi juventini siamo sinceri».

A differenza dei romanisti, vuol dire?
«Esatto» (ride).

Si ricomincia...
«Ma no, dico che è meglio dire la verità ma nei posti giusti. Ecco, Esposito l' ha detta ma nel posto sbagliato».

Quindi anche lei ha gridato Roma (bip) allo stadio?
«No. Io ho un certo contegno. Anche perché di solito vinciamo noi».

Ma perché i politici non riescono a evitare certi scivoloni?
«Perché sono uomini e hanno le stesse debolezze. Il calcio è una religione nazionale ed è difficile non farne parte».

Qual è la cosa più surreale di questa vicenda?
«Che qualcuno (Sel, ndr) chieda le dimissioni di Esposito».

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