RASSEGNA STAMPA

Non si cambia il Paese con i tweet o gli accordicchi

11.03.2015

Intervista a Giovanni Miele, pubblicata su Libero

Ieri c’è stato il secondo passaggio parlamentare della riforma costituzionale. Renzi e la Boschi cantano vittoria. Qual è secondo lei il vero significato politico di questo voto?

«Che Renzi va avanti per la sua strada senza porsi interrogativi e senza cioè chiedersi se la sua strada coincide con quella degli interessi del Paese».

Dove porta questa strada?

«Io penso che il Senato rischia di trasformarsi, come le province, in un accrocco istituzionale. Le province ancora esistono e sono piene di consiglieri provinciali che nessuno ha eletto e continuano a fare delle attività che nessuno capisce. Però abbiamo fatto una riforma in velocità. Ora, se noi il Senato lo riempiamo di consiglieri regionali che nessuno elegge e che hanno anche la possibilità di esprimere un parere definitivo sui diritti degli italiani, facciamo soltanto un’altra riforma della velocità, la riforma del tweet».

È per questo che si è astenuto?

«Il mio non voto a questa riforma esprime una speranza di cambiamento. Mi sono rimesso alla maggioranza del mio partito, restando però ancorato ai miei principi. Questo è il primo passaggio alla Camera, ce ne sarà un secondo e spero, che Renzi e Boschi abbiano l’umiltà di ascoltare anche chi non la pensa come loro».

A questo punto il vero nodo politico resta l’Italicum. Lei come voterà?

«Io l’italicum non l’ho votato già la prima volta e ho spiegato perché. Ci sono stati anni di battaglie contro il centrodestra del porcellum, contro quella legge elettorale fortemente voluta da Calderoli ed esaltata dai Verdini, che pare essere oggi un nostro alleato neppure troppo clandestino. L’italicum così come è una legge elettorale che porta ad una stragrande maggioranza di deputati nominati, con le opposizioni composte interamente da nominati».

Quindi, secondo lei, Renzi con l’Italicum vorrebbe farsi un gruppo parlamentare di nominati a sua immagine e somiglianza?

«Credo sia l’ambizione di tutti i capi partito: circondarsi sempre di gente che dice sì perché persone così consentono di decidere più in fretta».

In concreto come pensate di ostacolare questo progetto?

«Io posso disporre del mio voto, del mio pensiero, dei miei principi e penso siano tanti quelli che la pensano come me e che magari ancora non trovano il coraggio di dirlo. La cosa più utile e saggia sarà confrontarsi».

Ma su quale proposta?

«La soluzione è quella di votare con le preferenze in tutti i territori e lasciare una quota, non superiore al 30% di indicati dalle segreterie di partito. Inoltre sarebbe corretto prevedere il premio di maggioranza oltre che alla lista unica anche alle liste che si apparentano al secondo turno. Anche Renzi ha sempre parlato della legge del "sindaco d’Italia". Gli apparentamenti in caso di ballottaggio possono consentire a tutti intanto di sentirsi rappresentati e poi di misurarsi in un confronto centrosinistra-centrodestra».

Proposta al momento minoritaria

«Com’è noto in Italia c’è una tendenza consolidata a salire sul carro di chi comanda, soprattutto in alcuni ambienti da cui io mi tengo lontano da sempre».

Di quali ambienti parla?

«Ambienti normalmente non molto trasparenti e che lavorano sempre nel sottobosco della politica. Il rischio è che ci ritroviamo, dopo cinque anni di governo di un solo partito, con 1’80% degli italiani più o meno omologati a quel partito».

Lei ritiene che ci siano accordi sottobanco?

«Credo che possano esserci nella prosecuzione della discussione sulla legge elettorale. Se dobbiamo votarla da soli è bene che sia la legge elettorale del centrosinistra. Io spero che la si possa votare con tutto il Parlamento, M5S e Fi compresi. Se dobbiamo invece votarcela da soli, cosa che non auspico, vorrei votarla con il centrosinistra. Se invece dobbiamo votarla con pezzi di centrodestra "in nuce" e pezzi di centro destra "in sonno", ecco, questo modello non lo condivido.

In sonno? Perché usa questa espressione della massoneria?

«Parlo non casualmente di gente "in sonno". Se è così, lo dico prima, quella legge elettorale non mi piace. È una legge elettorale fatta per altri scopi».

A chi si riferisce?

«Io non faccio le cose per il mio tornaconto, il mio futuro è all’università. Siccome sono dentro questa vicenda storica ho il dovere di dire quello che penso e lo dico anche a quelli che in questi giorni mandano messaggi minatori sulle carriere. Con me hanno sbagliato destinatario. Possono mandare questi piccioni viaggiatori ad altri».

 

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