RASSEGNA STAMPA

Di Maio, De Luca e de Magistris dialoghino per il bene della Campania

27.11.2018

Intervista rilasciata a Simona Brandolini, pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI «Da una periferia all’altra. Ma dobbiamo ancora girare tanto, non riesco a fare tre metri che trovo ex elettori che dicono che il Pd deve cambiare. Può cambiare solo facendo un congresso vero». Lo spera

Francesco Boccia uno dei sette (anzi otto, ieri è scesa in campo anche la prima donna, Maria Saladino) candidati alla segreteria nazionale Pd. Boccia qualche giorno fa è andato a Scampia. «In molti posti in cui il Pci prima e il Pd dopo prendevano il 60 per cento come a Scampia ora a stento siamo al 15%. Numeri che non c’entrano più nulla con le solite analisi».

Cioè cosa ha trovato a Scampia?
«Il partito che è in trincea, che tenta di resistere grazie ai ragazzi, presidenti, consiglieri di municipalità, che sono lì. Ma poi un proliferare di liste civiche. Come a Scandicci per esempio».

Un comune a caso dove è stato eletto Matteo Renzi.
«Ecco, lì sto recuperando una serie di consiglieri che hanno lasciato il Pd perché dove doveva sorgere una scuola il sindaco dem ha dato il via libera ad un centro commerciale. Li ho invitati tutti il 15 dicembre».

La sua prima iniziativa pubblica a Roma.
«Sono tre i pilastri per ricostruire un grande partito di massa: scuola, lavoro e ambiente. Se il Pd non ha posizioni nette su questi temi non è un partito di sinistra. Renzi ci ha portato sulla strada del tardo-blairismo».

Secondo lei il Pd si deve presentare con il suo simbolo alle Europee oppure no?
«Il Pd deve presentarsi alle europee dopo un congresso lungo. In cui parlare di stop ferreo al consumo del suolo, di abbattere decine di migliaia di palazzi e mettere in sicurezza gran parte del paese. Di economia circolare. Di scuola, che va aperta 7 giorni su 7: in Campania il tempo pieno si fa solo nell’11% dei casi. Stiamo parlando delle cause della dispersione scolastica, che tocca al Sud il 20%. Roba da farci rabbrividire. Io propongo per esempio di dirottare le risorse della flat tax al conto vita per ogni studente. Mille euro all’anno a ragazzo, gestiti direttamente dalla scuola».

Quindi è d’accordo con il reddito di cittadinanza?
«Sempre a Scampia mi hanno detto che già sono aumentati i divorzi e aumenterà il nero. L’intuizione è giusta, lo strumento sbagliato. Andava diviso in due parti. Le misure anti-povertà che riguardano 2 milioni e mezzo di persone subito».


Insomma bisognava allargare la platea del Rei (reddito di inserimento del governo Gentiloni)?
«Si, ma noi il Rei lo abbiamo fatto l’ultimo giorno della legislatura e non il primo».

I suoi detrattori dicono che è più grillino che dem. Cosa ne pensa dell’ultimo caso Di Maio? Il padre avrebbe fatto lavorare in nero un operaio.
«Una triste storia italiana. Non è nel mio stile fare lo sciacallo però sono rigoroso con chi rappresenta lo Stato. Se questa cosa è vera e non lo sapeva deve chiedere scusa ed essere conseguente verso suo padre. Se è vera e lo sapeva dovrebbe dimettersi».

Diplomatico.
«Ho un buon rapporto sia con Di Maio, sia con Fico, sia con Conte. Mi sono sempre confrontato, su questi temi non mi unisco agli sciacalli però occhio perché Robespierre fece la fine che fece. Penso che mai come in questo momento, gli italiani e prima ancora i meridionali vogliono e si aspettano certezze dalla classe politica. Le cose che dici devi farle prima di tutto tu».

Il Pd in Campania riparte da De Luca o no?
«Quando c’è un presidente di Regione uscente non si può non ripartire da lui. Ma penso anche che si debba ricostruire una coalizione e Napoli non fa eccezione».

Parla di de Magistris?
«Va fatta una discussione seria con de Magistris. Ma anche lui deve capire che da solo non va da nessuna parte. A Scampia è andato a legittimare occupanti abusivi, ma le Vele sono ancora in piedi. I soldi li abbiamo messi, si abbattessero. Detto questo mi spiegassero i miei amici dem con chi dovremmo parlare se non con con de Magistris o 5 Stelle, certo non possiamo parlare con Salvini o Cesaro. Serve un gesto di umiltà collettiva da parte del sindaco, di De Luca e pure di Maio».

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