RASSEGNA STAMPA

Da Zingaretti proposte buoniste per ingraziarsi tutti. E poi manca il Sud

22.10.2018

Intervista rilasciata a Matteu Pucciarelli, pubblicata su La Repubblica

«L’analisi di fondo sulle cause della crisi della sinistra è condivisibile, l’unico limite della proposta di Nicola Zingaretti è che è un po’ "buonista"», dice Francesco Boccia. L’economista pugliese oggi sarà a Torino, domani a Firenze, per il suo tour tra scuole e mercati: anche lui si è candidato alle primarie del Pd e nonostante l’estrazione moderata (è un ex Margherita) ora mette in guardia: «Siamo dentro la più grande rivoluzione capitalistica degli ultimi 150 anni, quella digitale, occorre più coraggio».

"Buonista" perché?
«La premessa è che, finalmente, parliamo di proposte. Ma bisogna dire in maniera netta che oggi le ingiustizie crescenti sono figlie di modalità di arricchimento più sregolate di prima. Se pensi di rendere la società più giusta con l’1 per cento di Pilagli asili e alle scuole allora siamo lontani. E poi mi sembra venga dimenticato il Mezzogiorno».

Cosa occorre, secondo lei?
«Se il problema è, come credo che sia, questo capitalismo digitale, allora devi ad esempio proporre una forte tassazione ai giganti del web. Servono poi investimenti pubblici coperti con risorse nazionali superiori al 3% del Pil. Dare più peso al Bes, il benessere equo sostenibile, rispetto allo stesso Pil».

Zingaretti è critico anche sul Jobs act, cosa ne pensa?
«Che non lo è abbastanza. Il Jobs act non ha previsto il caporalato al quale sono sottoposti i giovani di oggi. La flessibilità funziona solo per quei lavori oggi molto richiesti. Altrimenti è solo sfruttamento. Non possiamo riproporre un nuovo renzismo».

Perché vede analogie tra Zingaretti e Renzi?
«Guardi, penso che il centrosinistra abbia sempre fatto un grosso errore: volersi sempre ingraziarsi tutti, dal sindacato agli imprenditori, e non avere nemici. Con il risultato che si è finito per garantire solo i ceti borghesi, diventando il partito della Ztl. Invece la sinistra deve ritrovare la propria anima popolare».

Lei, a livello europeo, vede qualche esempio utile?
«Ciò che stanno facendo socialisti e Podemos in Spagna mi sembra interessante, così lo stesso i verdi in Germania. Il punto è che i partiti socialisti di mezza Europa sono stati identificati con l’establishment e lo stesso è accaduto con il Pd. Occorre ammettere che la diagnosi sulla società fatta in questi anni da M5S e Lega era corretta. Le loro ricette sono sbagliate, certo. Ma noi abbiamo bisogno di recuperare la fiducia di un popolo e forse ci vorranno degli anni di lavoro».

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