RASSEGNA STAMPA

Sì all'intesa con il M5S, molti temi in comune

16.04.2018

Intervista rilasciata a Andrea D’Orazio, pubblicata sul Giornale di Sicilia

Dal verdetto elettorale fino al secondo giro di consultazioni al Colle sono rimasti sempre in difesa, guardando verso un unico orizzonte: l’opposizione. Con il passare delle ore, però, all’interno del Pd cresce la voglia di giocare una partita diversa, di avere un ruolo attivo nella strada che porta al governo.

Quale linea prevarrà alla fine? Ci sarà un’apertura? E nel caso, verso chi? Francesco Boccia, deputato Dem, lo ripete dal 4 marzo, insieme agli altri esponenti della minoranza di partito: «Confrontarsi sui contenuti è un dovere politico, e visto che nel centrodestra c’è un ostacolo che si chiama Salvini, le cui posizioni sono incompatibili con il centrosinistra, dobbiamo dialogare con i Cinquestelle».

Ma un Esecutivo insieme ai grillini su quali basi reggerebbe?
«Ci sono temi che sono terreno comune da sempre. Le nostre misure di contrasto alla povertà, come il reddito di inclusione, o le nostre politiche per l’ambiente sono molto vicine ai loro obiettivi. Se Di Maio vuole davvero confrontarsi sui punti programmatici, la sfida non solo va accettata, ma rilanciata. Potremmo partire con un appoggio esterno, dar vita al governo e poi osservare le prospettive che si aprono».

Dovrebbe entrare in gioco pure Leu, altrimenti non ci sarebbero i numeri, e comunque l’Esecutivo navigherebbe a vista, rischiando di cadere ogni giorno. Quanto durerebbe?
«Ci sono governi che nascono con numeri risicati e vanno avanti per cinque anni. Nel contesto in cui viviamo, considerati i problemi internazionali, un Esecutivo con la partecipazione di tutte le forze politiche sarebbe l’ideale, ma ci vorrebbe un esplicito invito del capo dello Stato e nessun partito dovrebbe tirarsi indietro. Altrimenti bisogna fare un governo politico e in questo caso, a mio avviso, per convergenza di vedute avrebbe più senso un asse tra M5S e Pd che un’intesa tra Cinquestelle e Lega».

Renzi, dunque la maggioranza del partito, vuole stare all’opposizione, o almeno questa è la linea ufficiale. Cambierà, magari dopo aver visto naufragare il dialogo tra M5S e il Carroccio?
«Aspettare ancora sarebbe un grosso sbaglio, perché se l’accordo tra Salvini e Di Maio si concretizza, avremmo abdicato alla nostra funzione politica. Sarebbe stato meglio giocare all’attacco fin da subito, dopo il verdetto delle urne. È vero, abbiamo preso una botta seria, ma nessuno ha vinto con il 51% dei voti e nella prima fase postelettorale la scelta dell’Aventino è stata incomprensibile. Adesso, lentamente, quasi tutto il Pd si sta orientando verso il dialogo con i grillini, ma non si può attendere ancora, restare appesi alle mosse degli altri. Mi risulta che Renzi si sia dimesso, mi auguro che lasci spazio al gruppo dirigente per questo tipo di valutazioni».

Crede davvero che l’apertura dei Cinquestelle sia sincera? Non è una strategia per spingere Salvini a fughe in avanti dal centrodestra?
«Che sia una tattica è evidente, altrimenti non si sarebbero divisi le cariche già assegnate in Parlamento. Ma proprio per questo sarebbe meglio andare a vedere le carte, anziché girare la testa dal’altra parte, se no non sapremo mai qual è la verità».

Ma il vostro bacino elettorale riuscirebbe a digerire l’appoggio esterno?
«Dopo qualche mese riconquisteremmo un paio di milioni di elettori che hanno votato M5S. Chi rischia di smarrire consensi è Di Maio, se forma l’Esecutivo con la Lega, perché M5S ha gran parte del cuore che batte a sinistra. Inseguendo Salvini e la destra, il leader del Movimento sta già perdendo, dimostrando di non avere le capacità per tenere unita l’anima del Movimento».

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