RASSEGNA STAMPA

Col Bes spinta per tornare al 2%

04.08.2017

Intervista rilasciata a Eugenio Fatigante, pubblicata su Avvenire

Boccia: è il livello da agganciare, con la riforma analisi migliori Se la crescita dei prossimi anni avrà un taglio più sociale lo si deve all' azione e all' insistenza di Francesco Boccia.

Il deputato del Pd, presidente della commissione Bilancio, è uno dei 'padri' (assieme a Giulio Marcon, capogruppo di Si e firmatario della proposta di legge che ha dato il la alla materia) dell'inserimento del Bes (Benessere equo e sostenibile) nel Bilancio dello Stato, che ha vissuto mercoledì una tappa cruciale con il voto, in commissione, sul parere relativo al decreto contenente i 12 indicatori che saranno allegati al prossimo Def, il Documento di economia e finanza, nella primavera 2018.

È eccessivo o no parlare di una svolta?
Lo è sul piano culturale, sicuramente. Ma innanzitutto mi preme sottolineare il dato politico: dopo quello, un anno fa, sull' approvazione della legge, si è trattato di un secondo voto all'unanimità. Una rarità in una legislatura fatta di scontri e spaccature continue. Si sono create tutte le condizioni per questa svolta culturale, con cui l'Italia dimostra di poter essere avanti.

Come la spiegherebbe al comune cittadino?
Gli direi che, non subito ma nel giro di qualche anno, non basteranno più gli slogan. Chi fa politica dovrà dimostrare di conoscere gli effetti delle cose che dice, dovrà abituarsi a dare risposte sulla condizione sociale delle persone. Non basterà dire 'ho investito un miliardo sulle povertà', ma si dovrà dimostrare che il livello di povertà si è abbassato.

Il contrario di oggi?
Sì. Oggi si tende a non rispondere delle proprie azioni politiche.

È stato un lungo cammino.
Cominciato il 18 marzo 1968 - giorno peraltro coincidente con la mia nascita -, data del famoso discorso di Bob Kennedy sul Pil che «misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta». Fino a 10-15 anni fa parlare di Bes equivaleva a essere considerati eretici o quanto meno velleitari... C'è stato un grande lavoro preparatorio dell' Istat, prima con Giovannini ora con Alleva, grazie a cui abbiamo trasformato l' uso simbolico del Bes in un fattore politico. Un'azione voluta dal Parlamento, ma con un ottimo contributo anche del governo, del ministro Padoan e del vice Morando.

Ma cosa cambia davvero?
Già nel prossimo Def il governo dovrà fissare un valore per ciascuno dei 12 indicatori previsti: dal reddito alla povertà, dalla speranza di vita all' uscita dall' istruzione, dai livelli di CO2 alla 'criminalità predatoria', dall'abusivismo edilizio al fattore eccesso di peso, che ha una correlazione diretta con i costi della sanità. Entro il 15 febbraio successivo, poi, i gruppi parlamentari valuteranno l' impatto degli stanziamenti fatti dal governo su quei 12 indicatori e voteranno una risoluzione, appoggiandosi alle analisi prodotte da organismi esterni, come l'Istat e l'Ufficio parlamentare di bilancio. Questo, a catena, produrrà ripercussioni sul Def successivo. L' obiettivo finale è arrivare, a livello internazionale, a un indice unico che se la possa giocare con il Pil.

Non rischia di produrre solo ulteriori dibattiti?
No. Significa che si discuterà nel merito, di come arrivare a quel risultato. Diciamo che con il Bes l'analisi si fa più raffinata. Penso che sia un modo ancor più dirompente per controllare l'attività pubblica. Padoan dice che la priorità resta il taglio del costo del lavoro ai giovani.

Non a caso la mozione Emiliano, nel Pd, ha posto la decontribuzione come primo punto. Si può e si deve fare. Ma non basta farla per i giovani: bisogna farla per tutti e per sempre, strutturale. Su questo Renzi ci aveva visto giusto, ma se la fai solo per un anno dopo hai un naturale assestamento.

Ci sono le risorse?
Certo. Con 4,5-5 miliardi l'anno per coprire tutti i nuovi assunti, nel giro di 510 anni si dà una 'botta' seria al mercato del lavoro e si rilanciano i consumi. Ma in prospettiva bisogna portare giù il costo del lavoro del 30% per tutti: devi investirci, a regime, 8-10 miliardi all' anno. Per i giovani, piuttosto, serve una spinta sulla previdenza, penso alla proposta Baretta per il riscatto gratuito della laurea.

E poi?
Noi dobbiamo insistere a Bruxelles per avere investimenti pubblici aggiuntivi fuori dei vincoli di bilancio Ue. Ci vogliono 100 miliardi in 4 anni. Se si fa questo, si può agganciare la media europea del 2%.

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