RASSEGNA STAMPA

Boccia e il modello appulo-Emiliano

30.06.2017

Intervista rilasciata a Michele De Feudis, pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno 

Bari «La diaspora di Lecce non è una cosa passeggera e non va sottovalutata»; «il contesto pugliese è quello di una regione solida che fa da riferimento politico»; e poi ancora: «L' intervento di Emiliano è stato decisivo». Così Francesco Boccia, deputato pugliese, presidente della commissione Bilancio ed esponente di spicco del Partito democratico, si sofferma sui nuovi scenari politici dopo i ballottaggi di domenica scorsa e i verdetti delle elezioni comunali. Che in Puglia sono stati in controtendenza rispetto al resto d' Italia con l' affermazione di due candidati di centrosinistra a Lecce e Taranto. Secondo Boccia, la regia del governatore Michele Emiliano è stata determinante per il Partito democratico ai fini del buon esito delle elezioni. Al punto che il deputato parla di vero e proprio modello «appulo-Emiliano» da riproporre sul palcoscenico nazionale. «Il Pd aiutato da Emiliano - dichiara Boccia - si è allargato oltre i propri confini».

«Qui nelle amministrative si è affermato il modello appulo-Emiliano, possibile solo grazie alla maturazione del progetto dell' Ulivo»: Francesco Boccia, tra i leader della corrente del Pd Fronte Democratico, rileva come le vittorie nelle comunali di Taranto e Lecce portino la firma del governatore ma soprattutto di una formula politica inclusiva ed aggregante incarnata dal governatore.

Onorevole Boccia, il Pd perde nelle amministrative in Italia, ma vince in Puglia. Perché questa controtendenza?

«A livello nazionale, il Pd perde quando non c'è il centrosinistra. Per due anni interi come dem abbiamo preso le distanze dalle nostre origini, modificando genericamente la coalizione da cui è nato prima l'Ulivo e poi il Pd. Quando gli elettori non ritrovano il progetto del centrosinistra, la sconfitta è conseguente».

In Puglia invece?
«La primavera pugliese nasce sull' idea di un centrosinistra compatto che si allarga a forze civiche e a pezzi di mondi una volta a noi avversi».

Le difficoltà del Pd?
«La strategia dell' autosufficienza del Pd è stata deleteria».

Cosa c'è dietro le vittorie di Lecce e Taranto?
«Il contesto è quello di una regione solida, che fa da riferimento politico. L'intervento di Emiliano è stato decisivo».

A cosa si riferisce?
«A Lecce l'apparentamento con Alessandro Delli Noci, senza l'intervento di Emiliano, forse non ci sarebbe stato, o sarebbe stato siglato con maggiori difficoltà. Il Pd, aiutato da Emiliano, si è allargato oltre i propri confini».

La "formula Emiliano" è esportabile?
«Il modello "appulo-Emiliano" altro non è che la maturazione dell'Ulivo, che nasceva sulla condivisione culturale e valoriale della sinistra italiana e dei cattolici democratici. Emiliano, dunque, tende a non far rimanere indietro nessuno, facendo intervenire lo stato e difendendo anche le legittime esigenze delle imprese, come sulla trasparenza negli appalti».

Pezzi dell'area moderata o di destra sociale fanno un percorso insieme con Emiliano. Una anomalia?
«Al tempo di Blair, il laburista Roger Casale diventò deputato nel collegio di Wimbledon, dagli anni '50 appannaggio dei tories. Non è un delitto convincere gli elettori di centrodestra a votare una proposta politica diversa. Diventa un problema quando fai accordi predefiniti sulla base della pura gestione del potere, non quando si sceglie una visione della società».

All'appeal del governatore fa da contraltare la crisi del centrodestra pugliese.
«Tutto inizia con le sconfitte nei grandi centri, a partire da Bari nel 2004. Lecce era l'ultima roccaforte: lì si è gradualmente scomposto il quadro, anche con l'uscita di Fitto da Forza Italia».

Il M5S non sfonda.
«Ma a Canosa vincono meritatamente perché è stato fatto un disastro dal Pd, che ha fatto fuori l'onesto e bravo sindaco Ernesto La Salvia. Altrove, con le coalizioni tradizionali solide, non mettono radici, confermandosi forza di protesta».

L'emorragia di iscritti e dirigenti anti-renziani verso Mdp nel Salento. Per Lacarra si tratta di "una semplice scelta politica". Un fenomeno marginale?
«Il Pd non è solo Renzi, ci sono altre anime. Si può restare in un partito anche nella minoranza. Sbaglia chi ritiene che questa diaspora sia una cosa passeggera, lo dico al segretario Marco Lacarra, che stimo. Non bisogna mai pensare che "meno siamo, meglio stiamo". Hanno sbagliato di più quelli che sono andati via, ma ora è necessario affrontare subito la questione. Manca meno di un anno alle elezioni».

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