RASSEGNA STAMPA

Matteo ha paura e fa il fighetto in California Più tempo per il congresso

24.02.2017

Intervista rilasciata a Carlo Bertini, pubblicata su La Stampa

Francesco Boccia, lei è il braccio destro di Emiliano alla Camera. Quella di Andrea Orlando è una candidatura che vi disturba?
«No, è una candidatura che arricchisce e rafforza il Pd. Un ottimo ministro, da tempo insofferente verso lo stile di conduzione politica di Renzi. Quanto ai numeri, non credo si ostacolino, sono due candidati diversi. Michele raccoglie pezzi di società civile allontanatisi dal Pd, movimenti, giovani e il mondo dell'associazionismo. Orlando può fermare l' emorragia in corso di gruppi dirigenti che non credono più in Renzi».

Non è cominciato il congresso e già litigate sulle regole e sulle date. Il 9 aprile è troppo presto?
«Il comitato per le regole congressuali è partito con diciotto persone, uno per Emiliano, uno per Orlando e sedici per Renzi. Se questa è democrazia... Invece di accogliere l'appello dei mediatori come Cuperlo, Renzi si chiude nel bunker e per paura cerca di ridurre i tempi a disposizione dei suoi avversari, che devono far conoscere le loro idee in tutto il paese».

Ha fatto male Renzi a volare in California lasciando il teatro di scontro?
«Per battere i populismi mi pare sia andato nel posto sbagliato visto che lì ha vinto già Trump. Battute a parte, arriva sempre tardi. Voglio dargli un consiglio: siamo già nella fase in cui l'economia digitale è chiamata dalla sinistra ai modelli redistributivi. Andarsene è un' altra dimostrazione della scarsa considerazione che ha della sua comunità e del suo partito: con una scissione dolorosissima alle porte di personalità come Bersani, prova a far passare l' idea che la politica è litigiosa e cattiva e lui invece fa il fighetto in California. Un leader resta a casa e ascolta. E se proprio decidi di andare in Silicon valley, vai lì per dirgli a muso duro che se vogliono fare affari in Italia devono pagare le tasse qui per abbassarle alle nostre imprese».

Le sembra che abbia cominciato bene Emiliano, con quel tira e mola di una settimana?
«Quello era il tentativo disperato di tenere unito il partito. Far passare come tira e molla il gesto di chi ha tentato in maniera umana e drammatica di tenere tutti uniti, malgrado Renzi non ascoltasse confermando il suo deficit di sentimenti, è un' operazione cinica. Cosa dovremmo dire di Renzi e Boschi che avevano promesso di lasciare la politica se perdevano il referendum? Ci asterremo dal ricordaglielo ogni volta».

In cosa si distinguerebbero le politiche di Renzi ed Emiliano?
«Basta prendere tre capisaldi come fisco, welfare, Europa. Per noi la progressività è un valore, per lui dopo l' Imu-prima casa tolta pure ai ricchi, pare di no. Sul welfare noi siamo per diritti garantiti a tutti, lui per bonus ad alcuni; noi siamo per un'Europa politica vera e lui un giorno si accorda con la Merkel e il giorno dopo fa il populista. Può bastare? Ma voglio aggiungere una cosa sul modello di partito: se diventasse segretario Emiliano, il Pd sarà aperto a tutti: a Civati, ai tanti andati via come Fassina, a Vendola e De Magistris, a D'Alema e Bersani. Insomma, tutti quelli che si sentono rappresentanti della sinistra italiana».

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