RASSEGNA STAMPA

Privatizzazioni: no alle svendite di Stato. Ansaldo oggi un esempio, ieri uno scempio sventato da PD e governo Letta

08.05.2014

da "La sottile linea rossa", il mio blog su l'Unità

Ansaldo Energia “è tra i primi gruppi al mondo di produzione di energia, nel 2011 ha conseguito ricavi per 1,2 miliardi di euro e ha acquisito ordini per 335 milioni dall’Italia, per 389 dall’Europa, per 479 dall’Africa, per 28 milioni dal Medio Oriente, per 15 dalle Americhe e per 3 milioni dall’Asia. Un’azienda che, in Finmeccanica, è titolare del più alto numero di brevetti, un bel 17% di certo appetibile ad un concorrente come Siemens”.

Estratto da un vecchio post di questo blog datato 7 settembre 2012 oggi sembra essere più attuale che mai.

È stato, infatti, firmato in queste ore dal Fondo Strategico Italiano l’accordo che dà il via libera alla multinazionale energetica cinese, Shangai Electric, di acquisire una quota del 40% di Ansaldo Energia. È un’ottima notizia sicuramente per l’azienda stessa, per i suoi lavoratori e per la nostra politica industriale.

Era l’estate del 2012, in pieno governo Monti, quando si paventava l’ipotesi di una possibile vendita di Ansaldo Energia a Siemens, suo principale concorrente, per una cifra irrisoria. Obiettivo? Semplice: fare cassa vendendo i “gioielli di famiglia”.

Il Partito Democratico si oppose fin da subito e difese con forza in Parlamento il principio del “non si privatizza per far cassa”, presentammo anche un’interpellanza urgente all’allora ministro Grilli perché Ansaldo era ed è tutt’ora un’azienda strategica per tutte le sue commesse.

Il governo Letta poi riuscì ad evitare quello che sarebbe stato, per la nostra politica industriale, un errore madornale e se oggi si è giunti a questo accordo con Shangai Electric lo si deve a quel coraggio.

“Da questo accordo di Ansaldo possiamo prendere un impegno per il rilancio di tutta l’Italia” ha detto oggi il premier Renzi a Genova. Bene, sottoscrivo. Per questo motivo dobbiamo prendere ad esempio il caso Ansaldo, anche in vista delle scelte che andranno fatte nei prossimi mesi sul programma di privatizzazioni. Il caso di Poste è quello più evidente perché la scelta di vendere delle quote solo per far cassa non sarebbe in alcun modo sostenibile.

Solo fino a qualche tempo fa c’era chi si batteva, sia in Parlamento che fuori, perché si vendesse, o meglio dire si svendesse, Ansaldo Energia a Siemens. Sarei proprio curioso di sapere cos’hanno da dire oggi tutti quegli illustri personaggi.

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